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Le orchidee

Di orchidee ne esistono circa 80 specie, prevalentemente epifite (che vivono sugli alberi), originarie della Cina, delle montagne dell’Himalaya, della Nuova Guinea e dell’Australia. Hanno in genere fusti eretti che, in natura ma non in coltivazione, possono superare il metro d’altezza. Le foglie sono cilindriche o nastriformi, verde brillante, e partono dal terreno. Lungo tutto il fusto, all’ascella delle foglie, si sviluppano radici aeree carnose che ancorano la pianta agli alberi e immagazzinano sostanze nutritive e acqua per i periodi di siccità. Alla base delle foglie cresce un lungo stelo su cui sbocciano numerosi fiori (da 5 a 50), di grandi dimensioni, molto profumati e intensamente colorati, dal giallo al viola scuro, molto duraturi. Spesso, a causa del loro peso, le infiorescenze si inarcano.

Come si coltiva
piante esotiche

L'orchidea teme il freddo e desidera una temperatura di 22-27 °C. L’aria dovrebbe essere in continuo movimento. Necessita di molta umidità ambientale: bisogna vaporizzarla ogni giorno (anche due volte in estate) e annaffiarla ogni due-tre giorni, senza inzupparla, fatta eccezione per il periodo successivo alla fioritura quando due settimane di riposo dalle annaffiature sono indispensabili. Somministrate concime specifico per orchidee ogni 10-15 giorni nell'acqua di annaffiatura a partire da un mese dopo la fine della fioritura. La moltiplicazione avviene per mezzo dei “keiki” (“bambini”), vale a dire i getti laterali che la pianta produce durante tutto l’anno, ma soprattutto in autunno: quando raggiungono la dimensione di 5 cm si staccano con una lama affilata e si invasano in piccoli contenitori riempiti con la corteccia. Se, con il passare degli anni, la pianta cresce molto, si può tagliare in porzioni di 30-40 cm da trattare come i keiki.

Dove metterla: accanto a una finestra esposta a est, sud o ovest, con buona illuminazione, solo in estate al riparo dai raggi solari diretti e anche all’aperto.

Contenitore e substrato
idee regalo

Zattere o cestelli sospesi sono i contenitori ideali, mentre il vaso di plastica o terracotta deve avere un ottimo drenaggio. Il substrato ideale è la corteccia di pino (“bark”), ma anche ghiaia, carbone di legna, ciottoli o pomice vanno benissimo; l’optimum sarebbe una miscela di corteccia, carbone e pomice in parti uguali. Non gradisce trapianti frequenti, basta aggiungere nuovo substrato fresco sopra il vecchio, senza togliere gli esemplari dai vasi o dalle zattere. Se il rinvaso fosse necessario, attenzione alle radici che, se vengono spezzate, marciscono.

I suoi nemici: raramente la cocciniglia cotonosa, da eliminare manualmente se i parassiti sono ancora pochi, oppure da combattere con gli appositi prodotti anticocciniglia.